D’Amore e d’Ombrina

Non è difficile per niente, basta suonare il campanello e aspettare che ti aprano. Mica sono poi così sicuro che sia l'appartamento giusto però. C'è odore di rosmarino e olio d'oliva. Non apre nessuno. Ho fame. Che poi il pesce proprio mai m'è risucito d'imparare a cucinarlo. Proprio io che soffriggo qualsiasi cosa, dalle parole alla musica di un incontro. … Continua a leggere

In un bicchier d’acqua…

Finché saranno i nostri pensieri a essere spettinati le nostre mani saranno sempre in qualche modo insufficienti. Funziono a singhiozzi e nel bicchier d'acqua che mi porgono ci affogo. Io, stupido di prima fila, con la schiena e il collo inamidati, teso a balbettare quattro parole che non coagulano, non rapprendono e scivolano sul fondo incandescente di queste giornate evaporando … Continua a leggere

Body massage

Faccia atona. Ch'è peggio di una faccia scura. Mi chiede che mi succede. – Nulla, non ti preoccupare, solo un po' stranco. Sicché domani parti?– Già, Thailandia– Ho letto un libro di Houellebeq, piattaforma, che parla di Thailandia e turismo sessuale– Tristissimo– Già… però c'è una roba che si chiama body massage e che sembra abbia un aspetto culturale e … Continua a leggere

Postilla – a modo mio…

È primavera, ma c'è foschia. Ogni volta che sento di aver corso un pericolo, foss'anche soltanto il rischio di essere attratto da una persona, sento un brivido perquotermi la colonna vertebrale. E allora brutalizzo le parole. Faccio loro violenza in modo da estrarne significati nuovi e nuove idee. Per sopravvivere. Per aggiungere un altro strato alla mia corazza insufficiente. Una … Continua a leggere

A modo mio…

La mancanza di confini. L'orizzonte che accompagna lo sguardo e lo sfuma facendosi tondo. Presi per mano dalla sinuosità femminili della terra e delle sue curve, dall'infinità dello spazio che ci sta intorno e la bellezza ansiosa delle sue mani che non arrivano neppure a toccarmi. A un certo punto finiamo. Incorniciati da capelli e unghie, da cappelli e scarpe, … Continua a leggere

In qualche modo era febbre

Dietro a quegli occhi bruni, aperti a fatica, anche per chi non lo conosceva a fondo, era facile intuire una gran pena. L'estate appena conclusa e i primi giorni di quell'inconsistente fastidiosa pioggia si posavano su di lui come un mantello in cui s'intabarrava con ottusa cura. C'è una misura incalcolabile, un limite occulto, attraversato il quale si esce dalla … Continua a leggere