09/06/2006

Sempre adorato



l'umidità degli arrivederci...

30/05/2006

Attraverso gli occhi degli altri...

Ogni tanto è come ci fosse una forza centrifuga che disperde piccoli pezzi di noi e non è facile riuscire a tenere insieme quel che resta. Ci sono persone che entrano silenziose a far parte della tua vita e ogni tanto tornano a farsi sentire. Che sia un battito d'ali di burro o un'anonima tensione per i sapori o per due occhi che non conoscono poco importa. Io non lo so come si faccia a intuire una faccia prossima al matrimonio. Neppure so se un giorno mi sposerò. Ma c'è una tendenza stupida ad aderire all'immagine che la gente ha di noi che ci porta a piegare gli occhi e abbassare la testa. Perché è molto più facile credere di essere come la gente ci vede per avere un'identità nostra. La riconoscibilità. La possibilità di guardarci attraverso gli occhi degli altri e sentirci in questo modo vivi. Vivi nel senso di vivi. Con la percezione del nostro sangue che scorre e la riconoscibilità della nostra pelle. Decidere che qualcosa è giusto perché è quello che la gente si aspetta da noi. Ma tutto ha un prezzo. E se la libertà è il nostro prezzo allora è un prezzo troppo alto. Ma io non sono capace a giudicare le persone e a interpretare le loro scelte. Io che ragiono con la pancia e sono asmatico. E neppure m'è mai riuscito, in tanti anni di fiato spezzato, di capire a cosa sono allergico. Da bambino m'hanno detto che ero allergico alle muffe e alle polveri. Forse per questo la mia tensione verso un divenire (esente da polvere e muffa) a volte ottuso e ostinato... e va bene tutto, proprio tutto, tranne rimanere uguale a me stesso. Non si chiama incoerenza. Si chiama sopravvivenza. E le parole non mi bastano più. Ci ho giocato troppo e hanno finito, loro, per cibarsi di me. Il mio cane ha gli occhi del colore del cacao e il suo sguardo mi si appiccica addosso zitto e zuccherato. Non parlo più di lei perché ci sono cose che continuano a non avere un nome. E la loro meraviglia rimane immutata perché le persone speciali, quelle lì, a un certo punto smettono di chiedere e cominciano ad ascoltare. Anche se si è inserito del silenzio in mezzo. Anche se abbiamo ripreso a cibarci di noi stessi. Vorrei andar via per un po'. Vorrei andare via e scoprire di aver voglia di tornare.

26/05/2006

D'Amore e d'Ombrina

Non è difficile per niente, basta suonare il campanello e aspettare che ti aprano. Mica sono poi così sicuro che sia l'appartamento giusto però. C'è odore di rosmarino e olio d'oliva. Non apre nessuno. Ho fame. Che poi il pesce proprio mai m'è risucito d'imparare a cucinarlo. Proprio io che soffriggo qualsiasi cosa, dalle parole alla musica di un incontro. Un pesce che si chiama Ombrina e che già solo per il nome vale tutto l'impegno di quelle quattro manine delicate che si adoperano a mescolarlo con sale e sorrisi. Le osservo mentre chiacchiero e avete bisogno di una mano? No, hai già portao il vino, Si vabbè ma che c'entra?, C'entra che ci va di cucinare e se ti metti anche tu ci togli il piacere. Capito. Siamo in quattro e null'altro se non quattro chiacchiere epidermiche e pulite. E mi viene da pensare che la superficialità tutela il corpo dalle scosse. Una volta scardinato nelle sue radici e sviscerato dei suoi significati l'animale Uomo non sopravvive al disgusto dello scoprirsi sudicio. Siamo mammiferi maledetti. Quella specie destinata alla parola. Occorre essere fiaccati dalle pulsioni sorde del fraintendimento per apprezzare il garbato crepitio della superficialità. Proprio qui. Proprio adesso. Mentre la schiena si rilassa e conto i sassi che ho levigato con le mani in anni di meticolosa manipolazione. Amo questo tempo piccolo che ospita i miei passi e ogni tanto impacchetto un po' di stupore in carta da zucchero.

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